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Gary Ridgway, chi è il Green River Killer condannato per 49 omicidi
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Gary Ridgway, il “Green River Killer”: il serial killer che terrorizzò Seattle per quasi vent’anni

Auto della Polizia ferma a bordo strada con agenti che inseguono a piedi un fuggitivo.

La storia di Gary Ridgway, il Green River Killer: le vittime trovate nel fiume, l’indagine durata decenni, il Dna, il patteggiamento e le 49 condanne all’ergastolo.

Gary Ridgway è uno dei serial killer più prolifici della storia criminale americana. Per anni visse nell’area di Seattle con l’apparenza di un uomo qualunque: lavoro stabile come verniciatore di camion, matrimoni, una vita ordinaria in superficie. Dietro quella normalità, però, si nascondeva il Green River Killer, l’assassino legato alla morte di decine di donne e ragazze tra gli anni Ottanta e Novanta.

Il caso iniziò nell’estate del 1982, quando il corpo di Wendy Lee Coffield venne trovato nel Green River, nello Stato di Washington. Nel giro di poche settimane furono recuperati altri corpi lungo il fiume: Debra Lynn Bonner, Marcia Faye Chapman, Opal Charmaine Mills e Cynthia Jean Hinds. Da quel momento gli investigatori capirono di avere davanti una serie di omicidi collegati.

Scena del crimine nastro polizia
Scena del crimine nastro polizia – newsmondo.it

Gary Ridgway: le vittime lungo il Green River e la lunga caccia

Ridgway prendeva di mira soprattutto donne vulnerabili, molte delle quali giovani, sex worker o ragazze scappate di casa. Le avvicinava nell’area di Seattle e lungo la Pacific Highway South, poi faceva sparire i corpi in luoghi isolati, zone boschive, aree vicino al fiume o altri punti difficili da controllare.

Negli anni Ottanta il suo nome entrò tra i sospettati, ma le prove non bastavano. Venne interrogato, furono eseguite perquisizioni e venne raccolto anche un campione biologico. La tecnologia dell’epoca, però, non permetteva ancora di collegarlo in modo definitivo ai reperti trovati sulle vittime. Così la scia di morte rimase per anni senza un colpevole.

La svolta arrivò solo nel 2001, grazie ai progressi delle analisi del Dna. Le nuove verifiche permisero di collegare Ridgway ad alcuni omicidi. Il 30 novembre 2001 venne arrestato. Dopo decenni di indagini, il volto del Green River Killer aveva finalmente un nome.

Il patteggiamento, le confessioni e le condanne

Nel 2003 Ridgway accettò un accordo con la procura: avrebbe evitato la pena di morte in cambio di una piena collaborazione. Doveva confessare gli omicidi commessi nella contea di King, fornire informazioni dettagliate e aiutare gli investigatori a trovare resti e identificare vittime ancora senza nome.

Il 5 novembre 2003 si dichiarò colpevole di 48 omicidi aggravati di primo grado. In seguito, nel 2011, ammise anche l’uccisione di Rebecca “Becky” Marrero, portando a 49 il numero delle condanne. Fu condannato a ergastoli multipli senza possibilità di libertà condizionale.

Il caso, però, non è mai stato del tutto chiuso sul piano investigativo. Alcune donne restano ancora nella lista ufficiale delle persone scomparse collegate all’indagine Green River. Nel 2023 le autorità hanno identificato Lori Anne Razpotnik, nota per anni solo come “Bones 17”, e nel 2024 hanno completato l’identificazione dei resti di Tammie Liles, una vittima già nota. Nel 2025 è emerso anche che Ridgway era stato riportato temporaneamente nella contea di King per tentare di localizzare altri resti.

La storia di Gary Ridgway resta una delle più oscure della cronaca americana: non solo per il numero delle vittime, ma per la fragilità sociale di molte di loro, per le occasioni investigative mancate e per una caccia durata quasi vent’anni prima che il Dna riuscisse a dare un nome all’assassino.

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ultimo aggiornamento: 21 Maggio 2026 20:34

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